Associazione ludico-culturale Guardiani del Valhalla (GDR Live D&D nelle Marche)

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Cronache d'un Narratore., Riassunti live precedenti.
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Non c'è bisogno che vi dica altro oltre a: resoconti degli ultimi live!


Le avventure nella Valle "Il Ritorno"

La storia che sto per narrarvi si svolge in una ridente cittadina situata nelle verdeggianti colline , poste nella zona tra i rocciosi monti dell’entroterra ed il quieto e azzurro Mare Interno.
Il regno ove questi fatti si svolgono è quello d’Offagna, loco di magia e di mistero ove molti anni orsono potenti maghi presero il sopravvento, prima che valorosi regnanti quali Hundor detto il Grande, sovrano di Macerata, Derek detto il Valoroso, sovrano di Castelfidardo e Relouie Vielong attuale vassallo del regno d’Offagna, con le loro coraggiose gesta sconfissero il temuto mago Oham riportando la calma nella valle.
In questi ultimi tempi Relouie, si è purtroppo trovato a dover affrontare attacchi di briganti, di piccoli orchi e goblin, ma grazie alle sue armate ed alla sua abilità tutto sembrò essere tornato alla normalità, fino a quando un giorno ricevette una richiesta d’aiuto da parte del re Derek il Valoroso suo alleato che lo pregava di soccorrerlo essendo egli rimasto vittima di un attacco da parte del vicino ducato di Osimo il quale sino a poco tempo prima risultava essere una delle terre sottoposte al dominio dello stesso reame di Castelfidardo.
Relouie corse dunque in soccorso al suo alleato lasciando il controllo del suo dominio nelle mani di sua nipote Shenthril capo-chierica di Korus e del suo sposo Aldur fidato braccio destro del Vassallo.
La vita nel regno d’Offagna proseguiva tranquilla anche in assenza del Vassallo fin quando un giorno, il consigliere Aldur, ricevette una lettera per mezzo della quale veniva richiesta la sua immediata presenza al fronte per dar manforte al Vassallo.
Subito, approfittando del momentaneo trambusto causato della partenza di Aldur, un gruppo di briganti assaltò la cittadina, ma prontamente il capo delle guardie Omak mise fine a questo assalto grazie anche all’aiuto di un gruppo d’avventurieri dalle folte barbe che erano appena entrati in città.
Un altro fatto sconvolse la cittadina. Il Vassallo era tornato anticipatamente dalla battaglia, ma non fu questo motivo di giubilo poiché egli tornò ferito, trafitto da una strana arma magica infusa di qualche malefico potere, nessun chierico del suo esercito riuscì a risanare la sua ferita, ed ora toccava a sua nipote Shenthril tentare di curare il regnate. Subito ella si affidò al potere guaritore di Korus mandando a recuperare due strani ed arcani componenti: un’erba curativa custodita da uno strano essere nel bosco fuori dalle mura, ed una spada che si pensa essere stata forgiata dallo stesso Korus, e custodita in un dungeon non si sa bene dove. Fu un gruppo di avventurieri venuti dalle foreste a portar a compimento, con non poche difficoltà, queste missioni, consegnando i due preziosi componenti alla capo-chierica che subito si mise all’opera per trovare una cura per il suo amato zio nonché vassallo del regno d’Offagna..........

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Edited by Nephtys@ - 25/9/2009, 19:34

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"Alle Armi"


.............La giovine rimase tutta la notte a lavorar nel suo studio all’interno del tempio di Korus, confidando proprio nel suo benevolo potere guaritore.
Intanto Omak era costretto ad affrontar un problema piuttosto grave per la città, difatti alcune guardie cittadine avevano deciso d’abbandonar il loro servizio oramai scoraggiate dai numerosi attacchi dai banditi rivolte al tesoriere che avrebbe dovuto portar loro le paghe.
Omak si trovò quindi costretto ad assoldar avventurieri per poter salvaguardare la pacifica vita della città d’Offagna.
A metà pomeriggio Shentril convocò il capo delle guardie ed i maggior esponenti cittadini nella pubblica piazza, ove seduto tra i suoi amati sudditi se ne stava il moribondo Reloui Vielong. La chierica accorse ai piedi di suo zio recando in mano quella che sarebbe stata l’ultima speranza di salvezza per il vassallo il quale la bevve e.....in un sol istante spirò.
Subito la donna venne arrestata e nella piazza interrogata, un sol uomo prese le sue difese, un errante avventuriero venuto dal nord la cui fama a molti è nota un certo Bonzomir del Nibbio, confidava nell’onestà di quella giovine figlia di Korus.
Furiosi dibattiti s’accesero sulla successione al trono, il tutto come se niente fosse avvenne lì sopra l’oramai inerte corpo del regnante.
Omak decise allora di prendere le redini della situazione, e della città, fece dunque perquisire il tempio di Korus dove il fatale medicamento venne dalla chierica preparato, ma ciò di cui venne a conoscenza sciolse questa figlia della guarigione da ogni sospetto. Infatti un uomo venne trovato all’interno del tempio e recava seco una lettera di ringraziamento firmata V. ed un sacchetto con ben 30 monete, troppe per un uomo del suo rango.
Il comandante delle guardie lo interrogò all’istante ed egli ammise si d’aver avvelenato il medicamento, ma di averlo fatto sotto una sorta d’influsso magico fattogli da Vadmir.
Ancora sospettoso Omak mandò a cercar il nominato chierico per ottener spiegazioni ma egli sembrava esser scomparso senza lasciar di se traccia alcuna, se non che una cartina mezza bruciacchiata ed una candela oramai spenta.
Il comandante s’arrese al triste corso degli eventi della giornata, visto che anche alcuni avventurieri della città sembravano aver compiuto un efferato delitto. Fortuna volle che non vi furon solo malintenzionati in quel d’Offagna, ma anche alcuni personaggi, dalle foreste giunti, che già il giorno precedente si eran’ distinti per il loro coraggio, e quest’oggi avevano aiutato una povera vedova a far visita alla tomba di suo marito ed a riottener la pace dei ricordi.
Nel contempo però un’altra anima si sollevava dalla sua prigione di pietra avendo raggirato altri incauti e sprovveduti avventurieri che furon poi costretti, a suon di fendenti, a ricacciarla arretro nell’oblio dal quale ella nacque.
E come se tutto l’accaduto nella cittadina d’Offagna al fato sembrasse non bastare, un’orda di sudici e scurrili barbari si diede, sul calar della sera, al saccheggio della stessa, fosse solo che per ottener cibo ed acqua. Almeno di questo Omak fu sollevato, infatti molti avventurieri, spinti da lealtà e da coraggio, ricacciarono i barbari.
Irenicus ed Aldur chiesero inutilmente di recuperar delle pietre che avrebbero potuto rinforzar le guarnigioni e le forze Offagnesi, ma sembrò che nessuno le avesse mai viste o conosciute.
Vi furon due giorni di preparativi ed uno di marcia forzata quando infine il rinforzo delle truppe Offagnesi, composto in gran parte d’avventurieri attratti dalla promessa di denaro o solo per onor di guerriero o se non che per gloria, giunse ai piedi della città di Castelfidardo. Alla testa delle truppe v’era Shentril che recava in mano lo stendardo del regno d’Offagna, al suo fianco Clarissa ed a seguir Drusilla con Halef, dietro loro v’eran gruppi d’avventurieri.
S’addentraron lungo il bosco del colle fidardense ove..........

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Edited by Nephtys@ - 24/9/2009, 22:24

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"La valle della Vita"



...giunti nei pressi del campo di battaglia i prodi avventurieri s’accorsero subito che il silenzio attorno a loro avea un che d’irreale. Una coltre di nebbia, fitta, era calata sul loco, un grigiore lugubre rendea questi boschi simili a spiriti irrequieti; dietro ad ogni albero sembrava esservi, celata dalla nebbia, un’ombra malvagia pronta a colpirli. Shentril, senza timore, con sagaci ed amorevoli parole invitò i militi ad avanzar su per il ripido pendio che conducea alla sommità, e fu proprio là che il cuore della figlia di Korus scoppiò in un silente grido di dolore nel vedere i corpi senza vita dei suoi fratelli e degli osimani uno accanto all’altro, mutilati, sfigurati, freddi.
Lo spirito di bontà e carità della chierica la spinse a voler scoprire perché quelle pover’anime giacevan là, a terra, senza aver ricevuto la degna sepoltura che spetta di diritto ad ogni soldato.
E proprio mentre ella stava cercando risposte, per mezzo d’un incantesimo che il suo Dio le avea offerto in dono,il cadavere con il quale ella tentava di parlare si mosse, non per spasma involontario, ma per mezzo d’una linfa che di vitale nulla avea. Quello che cadavere sembrava, non fu da emozione o sentimento alcuno rallentato, e dritto si scagliò verso la chierica pronto a ridurre il corpo suo, senza vita. Fu solo grazie alla prontezza di alcuni combattenti che la circondavano, che Shentril riuscì a salvarsi: ma attorno a loro tutti i corpi senza vita dei soldati si rialzarono pronti ad uccidere, pronti a contar tra le loro non-morte fila altri combattenti. Sventato fu questo primo attacco, e salvi furon gli avventurieri, Shentril decise allora di protegger tutti loro con le pietre che il suo amato avea commissionato di ritrovar ad alcuni. Vi fu chi non ebbe il coraggio di render alla chierica questo strumento di salvezza, ma ella sapeva come cercarle addosso a loro e subito l’ebbe tutte in mano. Pronta, rapida e caritatevole, seppur turbata dagli eventi, Shentril si mise a pregar Korus affinché potesse concederle, di grazia, il giusto incantesimo il quale, unito alle pietre magiche, avesse potuto tener a bada, anche se per poco, le non più vive creature.
Ma i timori dell’amorevole dama s’avverarono, e numerosi furon gli attacchi che per tutto il pomeriggio di quel freddo, grigio, e tetro giorno si susseguiron. Ogni corpo senza vita che giacea da chissà quale memorabile epoca in quella nuda terra, si rialzò e si scagliò senza tregua contro gli avventurieri impreparati a questo immane scontro con la non-morte.
Alcuni dei prodi ebbero il coraggio di frugar tra le tasche e nelle borse dei cadaveri, per poterne scoprir l’identità loro e riportarla sulle fredde lapidi che li avrebbero ricordati nel tempo.
Non seppero molti nomi dei caduti ma scopriron che uno di essi avea la sua dama lasciata, ed ella era tornata per baciarlo ancora in ricordo dei tempi di pace. La donna aspettava il suo amato al belvedere, e li lo avrebbe atteso fino al sopraggiunger della morte, Bonzomir un prode avventuriero venuto dalle terre del Nord, preso da compassione per la triste storia della donna, si caricò del gravoso compito d’annunciar alla stessa la dipartita dell’amato. Si recò là, dove la lettera gli aveva indicato, con grande difficoltà attraversò il bosco avvolto dalla nebbia e dal fetore di morte, e giunto nel posto designato per la consegna vide il profilo d’una donna stagliarsi all’orizzonte. S’avvicinò alla trista creatura per riportarle il luttuoso messaggio, ma quando ella si voltò verso l’avventuriero egli non vide affatto il tenero e roseo volto d’una fanciulla, ma piuttosto un putrescente ammasso d’ossa e carne, contenuti in quello che un tempo dovea esser stato un candido vestito. D’un tratto dai lati del sentiero s’alzaron resti umani avidi di carne e sangue che senza pietà alcuna si scagliaron contro i poveri avventurieri, Bonzomir lottando e brandendo la sua lama riuscì ad allontanarsi da quel luogo maledetto, ma altrettanto fortunato non fu il suo compagno d’avventura che venne dai non-morti catturato mutilato e...trasformato. Il povero avventuriero del Nord sopravvissuto non potè far altro che riversare amare e livorose lacrime per il suo compagno d’arme caduto.
Non molto lontano da dove questa cruenta lotta tra la vita e la non-morte imperversava, un’altra tragedia si stava adempiendo. Un gruppo d’avventurieri mandati da Shentril a bonificare la zona s’imbatté in una leggenda che avrebbe portato loro grandi speranze. L’antica storia narrava d’un druido che tempo addietro riuscì a sconfigger le malvagie forze per mezzo d’un unguento creato col suo magico mortaio. Quel che gli avventurieri non sapevano era che il druido per portar la pace in quel loco versò tutta la sua vita per la madre terra, la quale lo premiò con il dono dell’immortalità del suo spirito. I prodi e coraggiosi giovini s’avventurarono dunque per la tetra foresta e giunsero la dove lo spirito del druido riposava per chiedere a lui un favore, ma egli subito li sottopose a tre dure prove durante le quali uno di loro perse amaramente la vita. Pochi dei suoi compagni ebbero il tempo di ricordarlo poiché necessaria era la loro presenza al fianco della chierica che nel mentre avea finito di prepar lo potente incantesimo. Pronti a dar vita allo schermo che li avrebbe protetti per la notte, qualcuno s’accorse che qualcosa non andava la quiete s’era fatta più pressante ed un senso d’inquietudine ristagnava nell’aria, quando all’improvviso una luce li colse di sorpresa e la figura di nero e rosso vestita vi si staglio contro. La tetra ed al contempo seducente figura non era sola accanto a lei v’era un immondo essere ripugnante gobbo storto e sporco di sangue e fango, completamento asservito al volere della figura la quale con tono irriverente e sfrontato disse: “Benvenuti nella mia dimora, è un piacere avervi qui questa sera. Mi presento a voi signori sono il magnificente Kass, il potente vampiro per chi è così sordo da non aver udito mai fino ad ora la fama che mi precede. Ora, come ad ogni festa che si rispetti, voi che come miei ospiti vi siete accomodati possiamo dare il via alle danze...” al tonar delle sue parole orde di non-morti e spaventose figure compariron dal nulla davanti agli avventurieri che pronti si lanciaron verso la chierica per far da scudo con i loro corpi a colei che stava ergendone uno magico per proteggerli. Ma qualcosa non aveva funzionato lo scudo non era comparso e le orde di cadaveri li stavano attaccando, alcuni di loro benediron le armi altri le rivestiron dell’unguento prodigioso altri più coraggiosi tentaron di colpir direttamente lo vampiro, ma egli non provava alcun dolore poiché ogni colpo di spada ed ogni ed ogni dardo magico che gi venivan diretti non colpivano lui, bensì quelli che un tempo furon i compagni d’arme dei nostri avventurieri, legati con una grande catena tesa dal vampiro, questi cadevano sotto i colpi tristi e sconfortati dei loro compagni, grati in parti di esser stati liberati dalla schiavitù perpetua che li avrebbe altrimenti afferrati. Nella nebbia fitta che avvolge il loco dove si stava consumando questa tragedia, il buio sinistro e impenetrabile era sceso, solo lampi di luce provenienti da incantesimi lanciati per difender ed offender rilucean lugo il filo delle lame sguainate e di sangue macchiate. Passaron lunghi istanti prima che una sorta di calma ritornasse, e a terra veran cadaveri ancora alla catena legati ma del vampiro non c’era traccia alcuna, ma pronta e vigile Shentril individuò il possibile nascondiglio dell’assassino, e portò seco gli avventurieri che entrati in quello che un tempo fu il maestoso mausoleo del re di Castelfidardo, si trovaron di fronte ad una scalinata in cima alla quale due fila di statue stavano immobili a guardia di una lussuosa bara di velluto rivestita, ai piedi della stessa accovacciato come un cane v’era il gibboso essere. Senza timore alcuno ma con la riverenza e la prudenza che un simile loco richiede i prodi s’avventurarono e superate con dolore le trappole che si celavan sotto ad ogni gradino giunsero di fronte alla bara e proprio in quell’istante le statue si mossero e presero ad attaccarli come anche fece la creatura ai piedi della bara. La lotta si risorse in breve tempo, i poteri del vampiro stavano scemando, ed egli era li inerme dentro la sua bara pronto a ricever l’ultimo e fatale colpo che gli venne inferto con una spada dalla lama benedetta. Passato il pericolo e sollevati dall’essere ancora vivi, gli avventurieri trafugaron gli ori e le gemme che il bramoso vampiro avea accumulato, ma in quel momento ecco correr verso Shentril un soldato vestito della livrea d’Offagna che recava in mano un messaggio. Stanco e stremato il messaggero annunciò alla chierica che la guerra era finita e che le truppe d’Offagna avevano vinto grazie anche all’aiuto di una parte che all’ultimo era scesa in campo vestendo la livrea bianco e nera. Lieti di questa nuova e buona notizia seppur stremati dagli avvenimenti, l’intero gruppo d’avventurieri guidati dalla chierica Shentril si rimisero subito in marcia per ritornar ad Offagna ed al sicuro dentro le sue confortevoli e rassicuranti mura. Tre giorni di cammino si fecero i nostri prodi fin quando non giunsero ai piedi delle mura di fronte alle porte della città. ....

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Edited by Nephtys@ - 17/4/2008, 11:13

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"Troppi Invitati al Funerale"


.....Giunto di fronte alle porte della città d’Offagna il corteo d’avventurieri si arrestò stupito nel vedersi accogliere direttamente da Omak. Il generale se ne stava rattristato ad attendere la chierica Shentril consapevole di quanto fu triste per lei doversi allontanare dal suo amato zio neanche un giorno dopo la sua morte, d’altronde Omak da sempre era stato fedele e vicino al vassallo e il suo cuore lo spinse ad occuparsi in prima persona dell’allestimento dei funerali per l’amato sovrano. Difatti dopo aver accolto Schentril di ritorno dal campo di battaglia, rammaricato, l’accompagnò fin su la piazza di fronte alla rocca, lasciandola solo quando le amorevoli braccia di Aldur l’accolsero e la cinsero in quel agognato calore familiare. Tra le braccia del suo amato Shentril scoppio in lacrime nello scorgere, disteso nel suo ligneo ed eterno giaciglio, il corpo di Reloui Vielong vegliato da due nere ed immobili guardie d’onore che al fu vassallo rendevano omaggio.
Un’altra figura inattesa si presentò a render omaggio a Reloui, l’arcimago Irenicus vestito di tutto punto come conviene in queste cerimonie ufficiali, s’apprestò a salutare Aldur e Shentril appena giunti in città. Le perfide battute e gli ignobili giochi di parole accompagnarono tutta la cerimonia funebre, qualcuno, uno o più ignoti, non mostravano alcun rispetto né per la chierica né tanto meno per il feretro del vassallo. Shentril pronunziò un discorso d’addio che toccò i cuori di tutti i presenti dicendo: “ Caro zio, sono giunta qui quest’oggi al cospetto della sempre tua autorevole figura, per porti il mio più caro addio, e per prometterti sempre che il tuo ricordo verrà preservato in eterno, e che il tuo sogno di un regno di pace ed armonia verrà da me e da Aldur presto realizzato. Riposa tra le braccia dell’eterno infinito, non portare rancore verso coloro che ti hanno ucciso perché loro stessi verranno puniti in nome di Korus.” Giunse il momento più triste, le guardie d’onore si caricarono in spalla la bara del povero vassallo, accompagnandolo verso il mausoleo che sarebbe per lui stato il loco del suo riposo eterno preservato magicamente. Proprio mentre il corteo funebre si accingeva ad accompagnar il feretro, ecco comparire dal nulla tra la folla un tizio vestito con abiti alquanto appariscenti che inginocchiato teneva in mano un ventaglio e con l’altra porgeva un vassoio. Tutti rimasero meravigliati e sconvolti da tale ed inaspettata apparizione, ma Omak prontamente si apprestò a fermare tale individuo ed interrogarlo riguardo il suo inusuale ingresso in città.
Il capo delle guardie ottenne alcune vane risposte da quest’uomo che pareva esser piuttosto confuso riguardo i suoi ultimi instanti, sembrava piuttosto spaventato e sospettoso, ciò che disse quest’uomo non è dato sapere, ma sicuramente non fu nulla di rassicurante visto che subito dopo aver concluso tale colloquio il comandate decise di rimpinguare la sua guarnigione permettendo ad alcuni avventurieri di sottoporsi a delle prove e diventar così delle guardie cittadine.
Mentre Omak si apprestava a difender la città da nuovi ingressi a sorpresa ecco giungere in piazza il terrore di ogni guardia cittadina e di ogni amante dell’ordine, ma al contempo l’amore di ogni oste e di ogni ladro, una carovana di gitani raggiunse la piazza centrale. Una zingara ed il suo compagno nell’immediato si misero a danzare, suonare, a leggere le carte e a vender merce rara. Ma al sopraggiunger d’un avventuriero i due gitani scapparono a gambe levate urlando un nome che a nessuno fu comprensibile, ma il terrore e la paura che aleggiavano nei loro sguardi erano estremamente chiari. Si persero entro breve le tracce di quei due figuri che da quel momento o usciron dalla città o si mossero per i suoi più bui vicoli.
Altre persone ne presero subito il posto in questa città d’Offagna che nell’arco di un giorno divenne così trafficata come mai s’era vista. Tali individui vestiti con abiti piuttosto vistosi ed adornati da gioielli molto visibili si sollazzavano girovagando per la città come ogni visitatore che si rispetti, furon soltanto i loro modi poco garbati o meglio molto arroganti, ad attirare l’attenzione delle guardie cittadine che tentarono di fermarli per interrogarli ma non vi riuscirono poiché costoro opposero una violenta resistenza e l’unico di loro che riuscì a salvarsi scomparve magicamente attraverso un muro. Accadde ciò per ben cinque volte fin quando dopo aver catturato uno di questi “esseri” il prode Logan, nuovo acquisto della guardia cittadina, scoprì che costoro avevano in mente qualcosa e collegò la loro comparsa – scomparsa a dei segni indelebili che erano stati trovati in giro per Offagna. Ma nulla era ancora certo e forse non lo sarebbe mai stato.
Ad un tratto qualcosa attirò la curiosità dei presenti, Omak stava animatamente discutendo con due incantatori, fin quando, preso da non si sa quale follia, iniziò a correre urlando parole a pochi comprensibili, alcuni avventurieri tentarono di avvicinarlo per farsi spiegare ciò che stava accadendo.... quand’ecco che qualcuno gridò, uno dei due incantatori che aveva litigato con Omak stava chiamando qualcuno, molti avventurieri si voltarono verso di lui per capire qualcosa, ma ciò che videro non li rassicurò affatto. Una figura demoniaca si stagliava alle spalle di un incantatore e lo teneva stretto intimandogli di restituirgli ciò che era suo; qualcuno privo di senno ma armato di grande coraggio, e poca accortezza, si mise alle spalle dell’essere immondo ed avvicino il filo della propria lama al collo di quest’ultimo intimandogli di lasciar andare l’altro avventuriero, l’essere demoniaco si voltò di scatto ed inferse al coraggioso due vigorosi ed accurati colpi di spada che lo lasciaron agonizzante in una pozza di sangue.
Appena ebbe ottenuto ciò che voleva il Demone si accinse ad occupar la piazza centrale assolutamente non preoccupato dagli avventurieri che gli si andavan a sistemare attorno. Aldur raggiunse in un istante la piazza centrale e subito diede a tutti l’ordine d’allontanarsi avvisandoli del grave pericolo al quale andavo incontro, nel mentre Irenicus sprezzante della paura e della morta, sava avendo un acceso diverbio con il Demone riguardo ai poteri che entrambi erano in grado di sfoggiare...fin quando l’arcimago, pronunziando una formula arcana, si fiondò a strappare dal braccio dell’immondo un amuleto, ma questo fu per il mago un gesto suicida poiché il Demone lo colpì così forte che del suo corpo non rimase nulla. Aldur preso dalla collera si vendicò dell’affronto subito e diede vita ad un duello all’ultimo sangue con l’essere diabolico, entrambi i contendenti erano consapevoli che solo uno di loro, forse, ne sarebbe uscito vivo. La battaglia si estese anche agli avventurieri i quali si trovaron a dover affrontare gli immondi servi evocati dal demone, e nel mentre Shentril in preda ad un’estasi soprannaturale s’aggirava nel centro del campo di battaglia attratta ora da Aldur e ora dal Demone, in tre riuscirono ad accompagnarla al sicuro lontano dai fili delle lame; e proprio quando Aldur diede il colpo che fece perder l’immonda vita all’essere venuto dagl’inferi ecco Shentril liberarsi dai sui protettori e scagliarsi verso il suo amato pugnalandolo con ferocia inaudita. Nessuno riuscì a muoversi tale fu lo stupore e la meraviglia per tale gesto che nulla appariva di fronte a quello che la chierica fece: gridando a gran voce “ Ora di te non ho più alcun bisogno, la mia vita ora sarà consacrata a te o Velshna ed in tuo nome conquisterò Offagna.” disse spezzando il simbolo di Korus e mostrando ai presenti il teschio poggiato sul libro nero. Ma in quel momento preciso Omak si fece avanti e gettando a terra la casacca con la livrea d’Offagna disse: “Ti sbagli di grosso Shentril, Offagna non è tua e non lo sarà mai, questa città da oggi è nostra.” e la vistosa veste bianca e nera si stagliò sul petto del comandate....

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"Bestie"

Lo stupore era molto...
Shentril, la chierica della luce di quella città, rinnegò la sua fede mostrando quel vessillo dal libro nero, sopra al quale si adagiava un teschio.. Simbolo di malignità.. simbolo di morte.. simbolo di Velshna!
“Offagna è mia!” urla a gran voce quella che fu la figlia di Korus, innalzando quel simbolo di oscurità di fronte agli occhi di tutti!
Ecco che Omak, con fare autoritario, represse gli istinti di potenza che la giovane mostrava, assaporando già il gusto del dominio, del potere su quella città che prima era dello zio e finalmente sarebbe stata sua...
Un diverbio accese gli animi dei due.
Le sorti di Offagna pendevano come i piatti dorati di una bilancia, prima verso l’elfa, ormai non più seguace della luce, poi verso Omak, traditore e giusto allo stesso tempo..
Perché giusto? Chiederete voi, leggendo queste favelle.. Ebbene, la verità sbalordì i presenti...
....alle spalle dell’uomo comparvero tre figuri, portatori di maschere, che sconvolsero gli osservatori di quella scena.
Nessuno difendeva il diritto di sangue della successione al trono, nessuno al contrario desiderava che Offagna divenisse patria della spada di Omak, nessuno si pronunciò a riguardo, se non qualche flebile voce che implorava la giustizia di Cuthbert.
Proprio uno di questi tre personaggi di bianco e nero vestiti prese la parola, e si presentò.. Marneus il suo nome, nascosto il suo volto..
“Questa città non è destinata né d’essere sotto il dominio del bene né sotto quello del male, le sue autorità mai furono in grado di render giustizia, prive di equilibrio fu il suo governo!!”
Voltandosi poi con dito inquistitore verso Omak pronunciò tali parole “e tu Indegno uomo d’arme, non sei stato in grado di assolvere al tuo compito senza il supporto del male, non sei degno di detenere ancora la tua carica....... Vattene ora, scompari dalla mia vista! E porta con te il tuo nome e il tuo ricordo!”
Rabbia e risentimento diedero vita nel cuore e nella voce di Omak ad una serie di ingiurie e di illazioni verso Marneus mentre l’armato veniva costretto da un uomo in bianco e nero, e da alcuni avventurieri, a raggiungere le porte della città.
Poi si volse verso quella che un tempo fu figlia di Korus.. un dito puntato anche verso lei..
“Tu che hai rinnegato la tua patria, la tua fede ed il tuo stesso sangue... Non hai rimorso nell’aver oltraggiato la tua città, il nome del tuo dio ed il ricordo del tuo amto zio.. Vattene ora in un posto congeniale a gente priva di scrupoli e corrotta come te! Le prigioni, d’ora innanzi, saranno la tua casa.. mai più i tuoi occhi vedranno la luce del giorno e mai il tuo spirito troverà pace, né i tuoi poteri potranno mai palesarsi!”
E proprio mentre Shentril veniva allontanata dalla piazza, che un tristo e lugubre latrato si diffuse per le vie di Offagna.. Delle bestie dai lunghi artigli si fiondarono sui presenti, affamati di carne e sangue, ma privi del lume della ragione e di quel senno di cui anche i cani son dotati.
Marneus, avendo prontamente valutato il pericolo che incombeva su Offagna, inviò le fin troppo serafiche guardie cittadine a proteggere le vie del borgo, mentre affidò ai figli di Elhonna il gravoso compito di scoprir perché gli ululati dei loro fratelli di Natura eran così famelici e tormentati e così troppo vicini alla città..
Il gruppo che della Natura era intriso, senza interrogare i loro animi né sul pericolo né sul coraggio, si avviarono fuori dalle porte della cittadina, alla ricerca di uno spirito così antico e nobile nonché puro ed equo che fosse in grado di donare loro spiegazioni e luce riguardo gli accidenti della piazza..
Nel loro cammino le guardie non solo trovarono magici viandanti ed avventurieri, ma anche volti noti, o non, di ingioiellati turisti che si avviavano a colloquiar con Marneus.. Nessuno conobbe mai il contenuto del loro favellar ma di certo di affari si doveva trattar, poiché costoro, in men che non si dica, rivolsero ad ogni cittadino e non di Offagna un’indecente proposta, quella di render loro denaro e beni in cambio della libertà.
Costoro tentarono di convincere tutti gli avventori di quella piazza e gli abitanti di quella cittadina a render loro il giusto prezzo di tale commercio. Solo Logan ebbe il coraggio e l’ardimento di chiedere a tali figuri loco et origine et causa della loro improvvisa venuta.. Ma questi interrogativi non trovarono pace e risposta..
Durante queste lunghe trattative tanto estenuanti quanto inconcludenti, nessuno avvertiva più i latrati e gli ululati di quelle bestie.. segno che il pericolo o era cessato… o era mutato..
Non riuscendo tali esseri dai vistosi ed estrosi capi a raggiungere conclusioni a loro congeniali, con retorica e dialettica, decisero di ricorrere a stratagemmi meno sottili..
Niente spade né elementari formule.. solo ,l’effetto era percepibile... Gravi ferite e contusioni venivano accusate dagli avventurieri. Solo ora finalmente, tutti costoro, combattevano uniti per la causa di Offagna..
Il tintinnio delle spade sulle armature, le grida dei maghi che pronunziavano formule arcane e rumori aleggiavano nell’aria, ma un suono mancava all’appello.. Quello delle preghiere a Cuthberth. Finchè un’esplosione ricoprì tutti i suoni di battaglia, e di sopravvivenza. E da polvere e macerie di quelle che un tempo furono le prigioni della città, ecco comparire il barbuto nano ed il suo stuolo di compagni.. Il boato dell’esplosione e queste indistinte sagome furono le ultime cose che i nostri avventurieri videro.. tutti caddero in un profondo sonno..


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Guardiano del Valhalla
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"Libertà e Compromessi"


Si aprono or ora gli occhi dei nostri eroi, sopiti prima da un sonno non desiderato.. Gli occhi di quelli che combattevano, e gli occhi di quegli altri che invece uscivano dalla foschia si riapron tutti.. Triste la scena, e crudo ai loro occhi tutto appare… solo buio innanzi a quelle iridi, il buio di chi veder non può, poiché proprio gli occhi ha ricoperti da una nera benda che stringe il loro capo..
Ammanettati erano, l’uno all’altro, sia il devoto di Velsnha, che quello di Cuthberth, che quello di Korus, senza distinzione, tutti.. dal primo all’ultimo, assortiti senza criterio…
Uno innanzi a loro li traina, portandoli in lochi sconosciuti.. Eran forse tornati ad Offagna? o eran in altro loco i nostri avventurieri?
Nulla è dato sapere..
Nulla i loro occhi vedono..
Nulla le loro mani toccano, se non il freddo metallo di quelle manette… e di quelle catene..
Solo spingendosi innanzi toccano qualcosa di nuovo, di caldo..
E sapete voi, forse, cos’è?
È la carne di quello legato innanzi a loro, nella loro stessa condizione, che pronunciava gli stessi gemiti di voglia di libertà..
Eppure di punto in bianco la fila si interrompe.. Il lungo corteo di schiavi tirati da un qualcuno innanzi a tutti ed incitati da una voce ai alti si blocca e ben tre voci son udibili.. tre voci che consigliano a quelli che erano schiavi di sollevare la benda innanzi ai loro occhi, e di assaporare, per un attimo la libertà, se non altro, della vista..
“Thar è il mio nome” proferì uno di quelli non appena tutti poterono vederlo.. “Questi son coloro che han reso prigione le vostre vite, e che continueranno a farlo.. Noi siam stati mandati qui da un uomo che voi molto ben conoscete, messeri.. E vi libereremo, sol se voi ci aiuterete a sterminare questi manigoldi marrani che rendon tutti schiavi.. I nostri avi ieri.. Voi oggi.. E i vostri figli domani…Questa non è terra vostra, qui la vostra legge non ha valore..Qui nessun dio potrà aiutarvi..
V'è solo una cosa che potete far per tornare a casa, trovar l’ultimo frammento dello specchio che Voldak conserva come tesoro.. Ma ora continuate a seguire i loro ordini, continuate ad esser loro schiavi.. Lavorate in incognito se la libertà volete riconquistare.. Abbiam bisogno delle vostre forze..Sempre meno son le nostre guarnigioni e quelli che ora han imprigionato voi, segregano Alexis, nostro prode combattente”
Tra i prigionieri motli eran attenti alle parole del misterioso Thar, altri lo deridevano scioccamente per il nome, altri ancora, quelli delle prime linee, tentavano di posar le mani sui corpi ormai bloccati degli assalitori, sperando di trovar le chiavi delle catene che ristringevano gli uni agli altri..
“Ma ora, se di me vi fidate, prendete questo segno, un segno sulla vostra pelle, che a nessuno sarà visibile, diventando un parassita nei vostri corpi!” un tatuaggio avrebbe dunque aperto la strada verso la salvezza e la ritrovata libertà dei nostri eroi, che prontamente accettano tale ausilio da quelli che improvvisamente sembravano apparire ai loro occhi come dei salvatori.
La foga verso la libertà spesso impedisce al cervello di ragionare. E fidatevi, di sete di libertà i nostri eroi fin troppa ne aveano!
Scomparve il tatuaggio, non appena Thar compi tal disegno sulla cute di ogni prigioniero per poi favellar ancora “Maledetto sia poi, il giorno in cui Sesmack si tirò fuori dai giochi.. era l’unico a sapere dove si trovava Zanna di Serpente! L’unico che potesse permettere di avvelenare questi crudeli avversari, rendendo immune colui che lo possedeva!... “ un sussulto poi si stavan per svegliar le guardie “...Veloci, veloci, rimettevi le bende, e continuate a far il loro gioco” questo intimò Thar, prima di scomparire dalla loro vista.
Tutto attorno ai nostri eroi ritornò la schiavitù, ritornò il terrore, e le voci di quel capifila che tirava questa nuove merce di lavoro verso il gran capo Voldak, incitandoli con frasi ignobili.
Eccoli ora giunti in un grande spiazzo, con una voce che ordinava loro di togliersi la benda, visto che ora potevano vedere..ma vedere cosa? Un luogo di cui non ricordavano la strada per raggiungerlo, e dunque neanche quello per fuggirvi.
Solo un uomo, innanzi alloro, dalle vesti rosse e nere li accoglieva, presentandosi come Voldak, onorato e rispettato da tutti quelli come lui, schiavisti.
“Ebbene eccoli, questi che ci salveranno. Questi che verseranno per noi il sangue della libertà nostra! Coloro che ci libereranno dalla piaga dei Gyzzarrai!”
Li osservava tutti, uno ad uno…“Non siam cattivi in fondo, non siamo noi i pazzi! Ma coloro che tentano di gettar fango su noi, sulla nostra gerarchia; di farci soccombere! E per dimostrarvi che in fondo bestie non siamo, indico ora qui dei giochi, dove voi sarete i partecipanti, giochi che testeranno il nostro valore, e a voi la nostra sincerità con i premi che vi porgeremo”.
Accettarono dunque, i nostri eroi, la gara e le lotte proposte dai misteriosi esseri dagli strani poteri. Tutto fecero per la libertà, anche partecipare a giochi che erano atti a testare di ognuno le abilità. Prima giostre d’armi, poi incanti strani, e poi ancora strane mappe da ricavare dalle tasche delle guardie poco accorte.
Continuarono i giochi, per ore, interminabili, ma sol ad un tratto venne interrotta la cerimonia, interrotta da Voldack stesso che richiamò su di lui l’attenzione, portando in mezzo alla folla un prigioniero, incatenato, mal trattato, picchiato per l’essersi donato agli avversari, per aver nelle sue vene un parassita degli stessi stolti che contrastavano l’attuale regime. E che fosse stato da monito a tutti, il corpo del prigioniero venne posto su uno sgabello e si procedette all’eliminazione di quel parassita che sporcava il sangue.
Come se nulla fosse ripresero i giochi, con un'unica notizia in più, un solo oggetto li può salvare dal luogo degli orrori, un oggetto la cui chiave è una frase tramandata da due famiglia antichie, entrambe cadute in rovina. Una condannata per aver contaminato il sangue suo, l’altra poiché il guerriero più potente era stato imprigionato.
Ripresero i giochi, e tre soli furon detti vincitori, e come non poteva vincere il prode Logan, nelle gare d’armi? Nulla tradì le aspettative dei nostri eroi che riusciron con difficoltà estrema ma al contempo con un a semplicità inaudita ad ottener la libertà tanto desiderata ma che sopraggiunse inaspettata per tutti, poichè l’ultima voce che udirono, prima del ritorno a casa, fu “Ora vi getterò tra le braccia di Abraxas!” pronunciata dallo stesso loro carceriere Thar…poi più nulla videro, avvolti da un vortice di luce e da un frastornante silenzio rimasero le loro menti sospese a mezz'aria........

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Edited by Nephtys@ - 20/10/2008, 11:02

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"Il Nulla"


...la bianca luce aleggiava attorno a loro,
il silenzio avvolgeva i loro corpi raggelati,
era celata alla loro vista ogni cosa,
niente riusciva a trapelare nei loro pensieri...
ad un tratto scomparvero dalla mia vista ed ogni mio tentativo di raggiungerli fu vano,
delle loro armature e dei loro elmi lucenti,
delle loro vesti dai vistosi colori,
e dei loro preziosi libri di rara pelle rilegati
non ne rimase che
il Nulla.


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"Mutate Commutandis"


Per anni cercai i loro volti nei meandri della mia mente, il mio pensiero vagava fin dove esso era in grado d’arrivare ma di loro non v’era traccia, per vent’anni rimasi in attesa del loro ritorno, ma v’era la possibilità ch’essi non facessero più rientro ad Offagna. Si la stessa Offagna che ha subito vari cambiamenti nel corso di questo ventennio turbolento, ma la storia la conoscete già tutti, ed è inutile che io stia qui a ridestare in voi vecchi ricordi.
Perdetti oramai tutte le speranze di riveder comparire i volti di quegli stessi avventurieri che per lungo tempo avevano tenuto compagnia alla mia vecchia persona, quand’ecco un dì come ridestato da un lungo sogno li scorsi di nuovo, erano li confusi spaventati e disorientati, s’eran di nuovo trovati di fronte alle porte di una città che per lungo tempo non avevano più visitato, ma la loro pelle non s’era raggrinzita, su di loro il tempo non avea attecchito non v’era alcuna ruga di saggezza che solcava i loro volti. Non avevan perduto il coraggio che li contraddistingueva, difatti appena risvegliatisi senza indugio alcuno si lanciaron fieri e superbi contro quegli esseri che li stavan attaccando, barbari si deduceva che fossero, vedute le vesti e lo modo di maneggiar l’armi. Non fu per i nostri avventurieri un combattimento difficoltoso, ma ben più ardua sarebbe stata la sfida che li attendea, difatti si palesaron di fronte ai loro increduli occhi, due figure losche all’apparenza, ancora più timore arrecavan poiché esse si stagliavano all’interno dell’unica via d’accesso alla città d’Offagna.
Alcuni s’avvicinarono alle figure ed impazienti chiesero loro in che anno essi si trovavano, ma queste non diedero loro altra risposta se non che un riso di scherno. Amareggiati sembravano i nostri, sospettosi erano i loro volti e titubanti i loro passi, ma essi s’avvicinaron e chiesero di poter varcare le porte, ma la risposta che ricevettero raggelò i loro cuori ed indebolì i loro spiriti, colui che mai avrebbero voluto più sentir nominare era ora l’unico sovrano indiscusso della città oltre che della contea, Lord Irenicus era il nome che i due esattori pronunziavano con estrema deferenza.
A malincuore i nostri accettaron di onorare la gabella imposta loro, ed entraron oltre le mura di quella che un tempo fu Offagna ma che ora era stata a loro presentata come Arcantea. Vennero nell’immediato accolti da colui che privo d’ogni remore morale si vantava d’esser il più potente: Lord Irenicus li accolse nella sua città, ed essi si trovaron costretti a rispettar le leggi ch’egli avea imposto.
Nel mentre lontano dagli occhi di molti un altro grande si presentò ai più sinceri avventurieri Aldur è il suo nome indimenticabile il suo volto, inarrestabile la sua fama e la sua sete di giustizia, tant’è che dopo esser stato cacciato d’Arcantea proprio da colui che ora la governava, egli avea deciso senza indugio alcuno di volervi far ritorno. Aldur diede ad alcuni uomini il compito di agevolare il suo ritorno mentre ad altri chiese di eseguir gli ordini d’Irenicus riguardo ai barbari che s’accalcavano fuori dalla città.
Tutto andò secondo i piani del valoroso Aldur abili e scaltri oltre che coraggiosi e tenaci furon gli avventurieri, trovatisi sovente di fronte a scene che avrebbero fatto rabbrividir il più malvagio degli uomini, ma che invece stuzzicavano ed alimentavano le fantasie del maligno Lord, che si rallegrava e si compiaceva della maniera in cui era solito punir coloro ch’erano irrispettosi delle sue leggi: una mano mozzata per un furto fu l’esempio palesato in piazza.
Qualcosa si muoveva però sotto le torbide acque dell’apparenza.
D’un tratto un essere dalle orribili e maligne sembianze comparve, nessuno degli astanti lo avvicinò tutti arretraron impauriti, solo il Lord e le sue guardie fidate ebbero il coraggio d’affrontarlo una lunga lotta era iniziata, saette, dardi di magia infuse, frecce dall’acido create si scagliaron contro la bestia dal corpo sempre più martoriato e sanguinante dello nobile mago, fin quando la bestia non cedette agli arcani colpi e cadde a terra morta. Straziato dalle ferite e spossato dalla fatica Irenicus s’apprestava a riposar le sue povere membra, quand’ecco che sopraggiunse Aldur con un manipolo d’avventurieri e subite egli in preda ad un furore che solo la vendetta sa alimentare, si scagliò contro lo mago, inutili furon gli sforzi della guarnigione d’Irenicus la quale indisse un duro scontro contro gli uomini di Aldur. Lottò fino allo stremo delle sue forze l’incantatore facendo fondo a tutte le energie che la sopravvivenza sa alimentare, ma tutto fu vano, gravosi furon i fendenti che Aldur scagliò al Lord che oramai esangue e sfinito cadde a terra, ed ecco la gelida mano accarezzargli il volto e trascinarselo via. Aldur gioì nel veder ricostituita la sua figura, e subito per declamar la sua ascesa al potere nominò Messer Logan Capitano della Guarnigione Cittadina e promise a tutti numerosi e radicali cambiamenti....
Intanto ribollivan le acque......


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"Epilogo"


....Aldur decise allora di mettersi in moto per estinguer ogni traccia del malvagio predecessore nella città, poiché ancora vagavan in essa alcuni seguaci del defunto mago che intendevano ricostutuir il vecchio potere. Il prode affidò ad innumerevoli il compito di eliminare i seguaci che avevano appena tentando di toglier lui la vita mentre stava proclamando la sua salita al trono, e mentre questi erano impegnati ad estirpare il male altri andavano a procurarsi la nera polvere necessaria far saltar per aria ciò che della torre rimaneva. Dovettero scontrarsi gli avventurieri chi con banditi intenzionati a non mollar il loro esplosivo bottino, chi con maghi volenterosi di far risorgere il potere arcano in questa città.
Una volta tornati con la polvere e liberato il campo dagli adepti, Aldur inviò costoro a smantellare per sempre la torre ed a recuperar tutto ciò che di necessario v’era all’interno. Dovettero affrontare ore di fatica e estenuanti prove fisiche e mentali per riuscrir vivi da quella tetra magione poiché difese arcane e bestie immonde la proteggevano dagli intrusi, ma erto è che ciò che videro all’interno di quel maestoso complesso ad alcuni tutto apparve che vero, certi ivi persero la vita, altri ci rimisero una mano ed altri ancora si ritrovaron lontano senza mai essersi smossi.
Ma il piano andò a buon fine e la torre venne abbattuta con un fragoroso boato, quest’ultimo coprì il cantilenare d’alcuni che sacrificaron un essere cornuto che d’Elhonna era figlio ben bevuto!
Aldur gioiva nel veder compita la disfatta del suo acerrimo avversario, ma in cuor suo la bontà stava cendendo il posto al male.
Ad un tratto nella pubblica piazza un essere si fece largo non era figlio di natura era bestia già vissuta, quel che alcuni in sogno avevan già conosciuto, e questi non era solo, l’accompagnavan gli adepti del malvagio mago e alcuni seguaci suoi. Senza troppi indugi né vergogna si scagliò con furore disumano contro Aldur che impavido iniziò a menar fendenti per protegger il proprio corpo e la l'altrui libertà.
Una rivelazione ebbe modo d’esser udita da orecchie d’elfo durante lo scontro, io non intendo riportarla ai posteri poiché di posteri e figli questa si tratta.
Certo è che Aldur menò un gran colpo alla testa dell’immondo che cadde a terra con un gran fragore, ed il valoroso s’apprestò a tagliar la gola al proprio nemico facendo riversar in terra una copiosa quantità di sangue, s’inginocchio poi verso ciò che a molti apparve come l’infinito quasi a ringraziar il proprio dio ma ad un certo punto s’udì:
<< Bravi, bravissimi, siete stati stupendi, Aldur, ti darò il tuo compenso poi, ma devo dire che mi avete allettato come mai nessuno fino ad ora era riuscito a fare; farò il vostro nome ad altri Vassalli affinché possiate allietare anche loro!>> ed un battito di mani ne seguì.
Gli avventurosi si voltaron per veder da chi provenisse quella voce ed atterriti furono nello scoprire che era proprio Relouie Vielonga batter le mani vivo e vegeto, ed Aldur alzatosi ringraziò prima il proprio Vassallo e si premurò nel sapere se la splendida recita era a lui piaciuta, per poi informar tutti gli attori non volenti che i loro sacrifici, che le morti dei loro compagni e che tutto quello che avevano passato, subito e vissuto in quel tempo era servito per allietar la giornata dello Vassallo che stanco era tornato dalla guerra e che in un modo così fantasioso Aldur come ciambellano era riuscito a sollazzare, inoltre li rassicurò che per tutto il loro lavoro svolto la ricompensa più grande che potevano ottenere era prorpio quella di veder il Vassallo felicemente soddisfatto.
...Detto ciò il sipario si chiuse...

Anni passeranno prima che la mia voce rivedrete prender vita mentre l’inchiostro segue la penna che scivola in modo soave lungo le pianure di pergamena...
Il Narratore

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Edited by Nephtys@ - 25/9/2009, 16:48

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