"Libertà e Compromessi"
Si aprono or ora gli occhi dei nostri eroi, sopiti prima da un sonno non desiderato.. Gli occhi di quelli che combattevano, e gli occhi di quegli altri che invece uscivano dalla foschia si riapron tutti.. Triste la scena, e crudo ai loro occhi tutto appare… solo buio innanzi a quelle iridi, il buio di chi veder non può, poiché proprio gli occhi ha ricoperti da una nera benda che stringe il loro capo..
Ammanettati erano, l’uno all’altro, sia il devoto di Velsnha, che quello di Cuthberth, che quello di Korus, senza distinzione, tutti.. dal primo all’ultimo, assortiti senza criterio…
Uno innanzi a loro li traina, portandoli in lochi sconosciuti.. Eran forse tornati ad Offagna? o eran in altro loco i nostri avventurieri?
Nulla è dato sapere..
Nulla i loro occhi vedono..
Nulla le loro mani toccano, se non il freddo metallo di quelle manette… e di quelle catene..
Solo spingendosi innanzi toccano qualcosa di nuovo, di caldo..
E sapete voi, forse, cos’è?
È la carne di quello legato innanzi a loro, nella loro stessa condizione, che pronunciava gli stessi gemiti di voglia di libertà..
Eppure di punto in bianco la fila si interrompe.. Il lungo corteo di schiavi tirati da un qualcuno innanzi a tutti ed incitati da una voce ai alti si blocca e ben tre voci son udibili.. tre voci che consigliano a quelli che erano schiavi di sollevare la benda innanzi ai loro occhi, e di assaporare, per un attimo la libertà, se non altro, della vista..
“Thar è il mio nome” proferì uno di quelli non appena tutti poterono vederlo.. “Questi son coloro che han reso prigione le vostre vite, e che continueranno a farlo.. Noi siam stati mandati qui da un uomo che voi molto ben conoscete, messeri.. E vi libereremo, sol se voi ci aiuterete a sterminare questi manigoldi marrani che rendon tutti schiavi.. I nostri avi ieri.. Voi oggi.. E i vostri figli domani…Questa non è terra vostra, qui la vostra legge non ha valore..Qui nessun dio potrà aiutarvi..
V'è solo una cosa che potete far per tornare a casa, trovar l’ultimo frammento dello specchio che Voldak conserva come tesoro.. Ma ora continuate a seguire i loro ordini, continuate ad esser loro schiavi.. Lavorate in incognito se la libertà volete riconquistare.. Abbiam bisogno delle vostre forze..Sempre meno son le nostre guarnigioni e quelli che ora han imprigionato voi, segregano Alexis, nostro prode combattente”
Tra i prigionieri motli eran attenti alle parole del misterioso Thar, altri lo deridevano scioccamente per il nome, altri ancora, quelli delle prime linee, tentavano di posar le mani sui corpi ormai bloccati degli assalitori, sperando di trovar le chiavi delle catene che ristringevano gli uni agli altri..
“Ma ora, se di me vi fidate, prendete questo segno, un segno sulla vostra pelle, che a nessuno sarà visibile, diventando un parassita nei vostri corpi!” un tatuaggio avrebbe dunque aperto la strada verso la salvezza e la ritrovata libertà dei nostri eroi, che prontamente accettano tale ausilio da quelli che improvvisamente sembravano apparire ai loro occhi come dei salvatori.
La foga verso la libertà spesso impedisce al cervello di ragionare. E fidatevi, di sete di libertà i nostri eroi fin troppa ne aveano!
Scomparve il tatuaggio, non appena Thar compi tal disegno sulla cute di ogni prigioniero per poi favellar ancora “Maledetto sia poi, il giorno in cui Sesmack si tirò fuori dai giochi.. era l’unico a sapere dove si trovava Zanna di Serpente! L’unico che potesse permettere di avvelenare questi crudeli avversari, rendendo immune colui che lo possedeva!... “ un sussulto poi si stavan per svegliar le guardie “...Veloci, veloci, rimettevi le bende, e continuate a far il loro gioco” questo intimò Thar, prima di scomparire dalla loro vista.
Tutto attorno ai nostri eroi ritornò la schiavitù, ritornò il terrore, e le voci di quel capifila che tirava questa nuove merce di lavoro verso il gran capo Voldak, incitandoli con frasi ignobili.
Eccoli ora giunti in un grande spiazzo, con una voce che ordinava loro di togliersi la benda, visto che ora potevano vedere..ma vedere cosa? Un luogo di cui non ricordavano la strada per raggiungerlo, e dunque neanche quello per fuggirvi.
Solo un uomo, innanzi alloro, dalle vesti rosse e nere li accoglieva, presentandosi come Voldak, onorato e rispettato da tutti quelli come lui, schiavisti.
“Ebbene eccoli, questi che ci salveranno. Questi che verseranno per noi il sangue della libertà nostra! Coloro che ci libereranno dalla piaga dei Gyzzarrai!”
Li osservava tutti, uno ad uno…“Non siam cattivi in fondo, non siamo noi i pazzi! Ma coloro che tentano di gettar fango su noi, sulla nostra gerarchia; di farci soccombere! E per dimostrarvi che in fondo bestie non siamo, indico ora qui dei giochi, dove voi sarete i partecipanti, giochi che testeranno il nostro valore, e a voi la nostra sincerità con i premi che vi porgeremo”.
Accettarono dunque, i nostri eroi, la gara e le lotte proposte dai misteriosi esseri dagli strani poteri. Tutto fecero per la libertà, anche partecipare a giochi che erano atti a testare di ognuno le abilità. Prima giostre d’armi, poi incanti strani, e poi ancora strane mappe da ricavare dalle tasche delle guardie poco accorte.
Continuarono i giochi, per ore, interminabili, ma sol ad un tratto venne interrotta la cerimonia, interrotta da Voldack stesso che richiamò su di lui l’attenzione, portando in mezzo alla folla un prigioniero, incatenato, mal trattato, picchiato per l’essersi donato agli avversari, per aver nelle sue vene un parassita degli stessi stolti che contrastavano l’attuale regime. E che fosse stato da monito a tutti, il corpo del prigioniero venne posto su uno sgabello e si procedette all’eliminazione di quel parassita che sporcava il sangue.
Come se nulla fosse ripresero i giochi, con un'unica notizia in più, un solo oggetto li può salvare dal luogo degli orrori, un oggetto la cui chiave è una frase tramandata da due famiglia antichie, entrambe cadute in rovina. Una condannata per aver contaminato il sangue suo, l’altra poiché il guerriero più potente era stato imprigionato.
Ripresero i giochi, e tre soli furon detti vincitori, e come non poteva vincere il prode Logan, nelle gare d’armi? Nulla tradì le aspettative dei nostri eroi che riusciron con difficoltà estrema ma al contempo con un a semplicità inaudita ad ottener la libertà tanto desiderata ma che sopraggiunse inaspettata per tutti, poichè l’ultima voce che udirono, prima del ritorno a casa, fu “Ora vi getterò tra le braccia di Abraxas!” pronunciata dallo stesso loro carceriere Thar…poi più nulla videro, avvolti da un vortice di luce e da un frastornante silenzio rimasero le loro menti sospese a mezz'aria........
Edited by Nephtys@ - 20/10/2008, 11:02
Guardiano del Valhalla
Amministratore del forum
Segretario dell'Associazione
Membro dello Staff di orgnanizzazione
